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Sostegno dell'Apad a Papa Francesco
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L’associazione Apad nasce a Monopoli nel 2003 per gestire adozioni a distanza e progetti nei Paesi in via di sviluppo. Nei primi cinque anni si dedica esclusivamente all’attività per cui è nata, a partire dal 2009 svolge anche progetti sul territorio destinati a migranti, senzatetto, anziani.

Sostegno dell'Apad a Papa Francesco

Cari amici, vogliamo condividere con tutti voi questo articolo scritto per noi da Francesco Tauro, volontario Apad, a sostegno di Papa Francesco il quale ha annunciato un Sinodo Speciale per l’Amazzonia che si terrà il prossimo ottobre. Vi chiediamo di promuovere questo nostro appello.

 

SOSTEGNO DELL’APAD A PAPA FRANCESCO

L’Amazzonia sta bruciando.

 

      Una notizia che non deve assuefare né diventare il sordo rumore di fondo nell’ incessante flusso di informazioni. Bisogna, invece, dare il giusto peso a quello che sta accadendo per prendere consapevolezza che si tratta di catastrofe globale. Per questo è bene comprendere, cosa sta morendo bruciato dalle fiamme?

   Stiamo perdendo per sempre il più grande patrimonio di biodiversità al mondo, più ricco di qualsiasi altra foresta pluviale: alberi, mammiferi, anfibi, rettili, uccelli, pesci insetti; tutti questi sono i protagonisti attualmente conosciuti di un complesso sistema dove tutto è connesso e interdipendente alla vita di ciascuno e proprio per questo è delicato. Si è calcolato che in un metro quadro di foresta c’è più biodiversità dell’intera Inghilterra. Per motivi diversi, da qualche anno sono attraversate dal fuoco anche le foreste che fino a poco tempo fa ne erano escluse come dimostrano gli incendi che sono esplosi nelle terre vicino al circolo polare artico, la più eclatante quella che ha cancellato oltre 6 milioni di ettari di foresta in Siberia.

   Una conta delle perdite che non riguarda solo le vite di altri esseri viventi, che condividevano il pianeta con noi garantendone il buon funzionamento, ma soprattutto i frutti e servizi di cui l’uomo, unica causa di tale disastro, ne godeva gratuitamente: dal cibo all’ossigeno, dalle molecole utilizzate per la sintesi di nuovi farmaci alla produzione di acqua dolce, dalla mitigazione del clima allo stoccaggio della Co2, dal sequestro e degrado degli inquinanti fino alla regolazione di correnti marine e atmosferiche. A tale irrimediabile cancellazione della biodiversità bisogna aggiungere l’enorme quantità di anidride carbonica che si andrà a sommare a quella già in eccesso in atmosfera e che per giunta non verrà più assorbita dagli alberi distrutti dagli incendi. Un pianeta sempre più inquinato, bollente e sovrappopolato e sempre più povero di risorse e bellezza.

   A fronte di questa situazione globale di grave emergenza ambientale, ormai vicina al punto di non ritorno, si sono moltiplicati gli appelli del Papa come quelli degli attivisti ambientali capeggiati da Greta Thunberg e degli scienziati che hanno mobilitato la parte più attenta e sensibile della politica ad intervenire. Così la questione amazzonica ha conquistato il G7 di Bearritz, e la prossima Assemblea generale dell’Onu che dedicherà alla crisi amazzonica una intera sessione.

   Accanto agli studiosi dei cambiamenti climatici, la voce che con largo anticipo ha lanciato il grido d’allarme è stata proprio quella di Papa Francesco che ha assunto come impegno prioritario la cura per la “Nostra Casa Comune”. 

   Già durante il suo primo viaggio, toccando il suolo brasiliano, nel luglio del 2013, a solo qualche mese dalla sua elezione, Francesco ha mostrato grande preoccupazione per l’Amazzonia. Per questo nell’ottobre del 2017 ha annunciato la convocazione di un Sinodo Speciale per l’Amazzonia che si terrà il prossimo ottobre. Nel documento preparatorio la Chiesa si apre al mondo afflitto: dalle tragedie ambientali che minacciano la nostra esistenza e quella delle future generazioni alle sofferenze degli ultimi, le popolazioni indigene derubate della loro terra con la violenza, l’inganno e la seduzione del denaro. Migliaia di persone costrette ad abbandonare il proprio stile di vita in armonia con il Creato e ridotte alla fame, a mendicare e a prostituirsi o a lavorare come schiavi per gli stessi prepotenti che hanno sottratto loro la Foresta.  Questi sono i popoli originari senza più voce che, come gli alberi e le altre creature, sono le prime vittime dello sfruttamento e della distruzione ambientale. Ed è a loro che la Chiesa dà voce attraverso il sevizio pastorale per realizzare nella corresponsabilità una “vita piena dei popoli indigeni”. Abbracciando il paradigma di una Ecologia integrale la Chiesa di Francesco, attraverso la forza dello Spirito Santo, incontra le nuove generazioni accogliendo, dialogando ed imparando dai popoli indigeni la saggezza per mezzo della quale hanno saputo realizzare il “Buon Vivere” “in armonia con se stessi, con la natura, con gli umani e con l'essere supremo”. E se da un lato il Sinodo dell’Amazzonia diventa luce di speranza e liberazione non solo per le popolazioni indigene di tutto il mondo ma per tutta l’umanità, dall’altro è un’occasione per la Chiesa sinodale, discepola e maestra, di riscoprire la presenza “Incarnata e attiva di Dio” nel suo Regno di illimitata bellezza, mosaico di molteplicità di vite dove si svolge la convivenza umana.

   Certo dispiace che proprio alcuni vertici di quella stessa Chiesa sollevino dubbi di tipo teologico polemizzando sul modus operandi del Pontefice; quella Chiesa che Francesco vorrebbe coinvolta nella lotta per la giustizia, al fianco delle popolazioni indigene e  nella difesa del territorio per facilitare un cammino di conversione e avvicinamento all’amicizia con Dio in Gesù Cristo attraverso l’utilizzo della Sacra Scrittura e l’incontro profondo tra Gesù e le diversità biologiche culturali e sociali.     

   La situazione attuale in cui versa “La Casa Comune”, a causa del paradigma tecnocratico globale, è estremamente grave, ma a differenza delle istituzioni politiche e nazionali di gran parte dei Paesi, la Chiesa di Francesco, nel suo percorso d’identità verso l'unità nello Spirito Santo, ha saputo rispondere all’urgenza attraverso una conversione ecologica integrale.

   Far parte del Popolo di Dio vuol dire anche riconoscere atteggiamenti e mentalità di chiusura che impediscono la connessione con se stessi, con gli altri e con la natura. In un momento così rischioso per tutto il Creato, diventa fondamentale sostenere un uomo di pace come Papa Francesco che con umiltà, tenacia e intelligenza reagisce di fronte alle gigantesche sfide del nuovo millennio incarnando e traducendo il messaggio del Vangelo nelle diverse culture. Noi dell’Apad siamo con lui e sosteniamo il suo pensiero.